Tecnologia, ricerca e qualità al top sono i dettami di produzione di Shiva Audio Devices che da anni produce prodotti per chitarra di alta levatura, totalmente in Italia.

Molti dei suoi prodotti hanno sempre suscitato un forte interesse, soprattutto il loro Tri-Chorus analogico in formato rack, il The Wave.

Ma vediamo cosa hanno da dirci i diretti interessati.

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Come e quando nasce la ditta di Shiva Audio Devices?

L’idea nasce nel 2013, quando con un socio decidemmo di aprire Shiva Audio Devices & Custom Guitars. Io (Luca Baratella) mi occupavo della creazione di devices elettronici (pedali, amplificatori, casse, ecc), mentre il mio vecchio socio si occupava della liuteria, costruiva chitarre esclusivamente su richiesta.

L’anno successivo, nel 2014 con la fuori uscita del socio ho trasformato la ditta in Shiva Audio Devices e nel 2016 ho iniziato una collaborazione con Sebastiano Men, con il quale a Gennaio 2017 abbiamo fondato la attuale Shiva Audio Devices s.n.c.

Attualmente operiamo a quattro mani sui nostri prodotti, con talvolta l’aiuto di collaboratori esterni.


Quali sono i vostri criteri di progettazione e costruzione?

Molto semplice, qualità assoluta e affidabilità. Prima del nostro essere soci all’interno della società siamo due chitarristi che hanno una passione sfrenata per il suono. Sembra una fase fatta, ma è la pura verità. La parte tecnica e teorica è stata una diretta conseguenza alla nostra passione che ci ha spinti con crescente foga a creare qualcosa con la filosofia “zero compromessi”. Non ci piace creare oggetti per la distribuzione di massa, ci sono tante altre ditte migliori rispetto a noi in questa categoria. A noi piace costruire e fornire al chitarrista quello che può essere visto come una specie di punto d’arrivo di un percorso volto al continuo miglioramento sonoro. So perfettamente che la parola “definitivo” è una chimera nel dizionario di un chitarrista, però noi puntiamo solo al massimo livello che possiamo offrire, nulla in meno.

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Che gestazione ha un progetto di Shiva Audio Devices dalla sua progettazione fino alla realizzazione?

Questa è forse la domanda che fa più male di tutte.

La volontà di creare qualcosa di nuovo è alla base della nostra ricerca costante e la sentiamo come necessità base di un percorso evolutivo.

Ogni costruttore inizia dalla copia di qualche pedale storico o da qualche circuito molto semplice, per poi via via complicarsi la vita man mano che acquisisce competenze ed esperienza. La gestazione di un progetto nuovo, una volta arrivati ad un certo punto può essere molto breve, un paio di mesi per esempio, come può anche occupare un paio d’anni. I fattori che subentrano in questo gioco sono veramente tanti: la mole di lavoro che abbiamo in laboratorio (e quindi quando tempo ci rimane per pensare, progettare e prototipare idee nuove), la difficoltà dell’oggetto in questione, se l’oggetto fa parte di un territorio mai esplorato prima o se invece conosciamo bene l’argomento, la tecnologia con la quale è concepito, ecc.

In sostanza, è possibile che per la creazione di un nuovo pedale, tra l’idea ed un primo prototipo funzionante al 100% senza difetti ci possa volere anche solo un mese; per una looper midi con 10-12 loop, memorie, opzioni e chi più ne ha più ne metta anche un paio d’anni.


Tra i vostri prodotti di punta la testata Duality ha saputo dire la sua, per che tipi di musicisti nasce questa testata?

Duality, la nostra attuale punta di diamante è il riassunto di quello che noi troviamo indispensabile avere in un amplificatore multicanale nel 2017. Punto primo, è un amplificatore “vecchio”, ha le valvole. Totalmente analogico e totalmente valvolare. Punto secondo, ha due canali con svariate modalità per poter offrire al chitarrista che la suona una versatilità nel live che risulta imbattibile. Il pezzo forte di questa testata a differenza di altri brand più noti, è che tutti i suoni sono equlibrati e tutti sono realmente utilizzabili.

Duality offre un pulito molto caldo adatto a far suonare bene gli effetti in front, mentre il secondo canale è un distorto multi-stadio in grado di offrire ben quattro step di distorsione, per avere una tavolozza di colori molto ampia a disposizione.

E’ corredata di un loop effetti valvolare ad alta tensione, uno dei più trasparenti sul mercato, ed è totalmente pilotabile via midi: ogni funzione può essere richiamata via Control Change e 128 preset possono essere slavati al suo interno tramite Program Change.

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Il Wave nasce come un prodotto interessante e nato da una ricerca molto approfondita, come è stata la gestazione di un simile progetto?

Il The Wave è stato il parto di un folle sognatore, cioè io.

Da sempre appassionato di effettistica per chitarra e di musica West Coast anni ‘80-’90 non ho potuto fare a meno che cresce con il mito di Micheal Landau e Steve Lukather. In quegli anni e in quel preciso luogo geografico si è creata una alchimia tra musica, musicisti e strumentazione che non è mai stata eguagliata. Mi vengono in mente un sacco di pezzi nei quali la chitarra era ancora considerata lo strumento principe, canzoni che nel bene o nel male hanno segnato un’intera epoca di chitarristi.

Nella mia ricerca di quei suoni, sviscerando qualsiasi possibile sistema a rack di qualsiasi chitarrista dell’epoca ho trovato un oggetto che ha sempre suscitato in me parecchia curiosità, non che una sorta di profondo rispetto: il Tri Stereo Chorus.

La storia di questo oggetto è veramente lunga e controversa, ci vorrebbero facciate solo per raccontarla, però in breve è quello che io considero il re dei chorus. Ineguagliato da qualsiasi simulazione digitale (così come lo sarà per sempre) e veramente difficile da trovare, nel 2012 decisi di mettermi alla ricerca di una di queste unità per iniziare a studiarla. Ci volle quasi un anno per riuscire a trovarne una, ed un altro per essere in grado di capirne il funzionamento al 100%. Così a fine 2013 decisi di offrire al mercato quello che ritengo ancora oggi il riassunto di quella pazza passione che mi ha pervaso, mettendo nel merito 35 unità 100% fedeli all’originale Dytronics CS5 Tri Stereo Chorus. Siamo stati i primi al mondo a fare una cosa del genere (me ne vanto, visto che qualche mese dopo una nota marca ha avuto la nostra stessa brillante idea). Ad oggi rimangono disponibili solo pochissime unità e prevedo che vengano terminate entro l’anno.

Con la vendita dell’ultima unità di concluderà quella che considero una delle fasi più belle della mia “carriera” da costruttore, cioè l’oggetto che mi ha convinto a dare il via alla Shiva Audio Devices.

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Da poco avete aperto la sezione del custom shop per accontentare le richieste più folli, con cosa avete esordito per questa sezione?

Esatto, da pochi mesi abbiamo aperto questa sezione, per accontentare i chitarristi a cui non bastano le soluzioni all-in-one digitali che oggi sono molto di moda. Abbiamo esordito con uno switcher per preamplificatori da chitarra per un cliente americano. Si tratta di un oggetto in grado di switchare (tramite pulsanti da pannello frontale o via midi) ben 4 preamplificatori all’interno di un finale stereo. Per quella particolare macchina abbiamo costruito buffer su misura e abbiamo utilizzato trasformatori di isolamento di qualità estrema per evitare ground loop tra le macchine. E’ stata veramente una bella soddisfazione vedere quell’oggetto integrato in un sistema molto complesso, sistemi che oggi purtroppo si vedono sempre meno.

Lo scopo di questa “sezione” della nostra azienda è di creare devices (looper, switcher, mixer, splitter, ecc) che nel mercato non esistono, o meglio che non hanno tutte quelle features che il cliente desidera e che poterebbero quest’ultimo a comprare più macchine e a spendere molti più soldi. Dalla prima unità ufficiale abbiamo avuto ottime risposte e quasi in qualsiasi sistema che esce dal nostro laboratorio siamo in grado di piazzare un devices di nostra concezione, costruito su misura per il cliente di volta in volta.

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Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Le idee sono l’unica cosa che non mancano fortunatamente. Stiamo lavorando ad una moltitudine di progetti, anche se ancora non posso parlare nel concreto. Sicuramente l’intenzione è quella di aumentare il parco amplificatori, coinvolgendo una sempre più ampia fetta di chitarristi. Con Duality e Kalì ci siamo assicurati i “rockettari”, ora stiamo studiando qualcosa per generi più estremi e allo stesso tempo molto più tranquilli.

Per quanto riguarda la parte fieristica italiano saremo presenti al Guitar Show di Padova il 21 Maggio 2017, mentre per quella internzionale abbiamo in previsione il winter NAMM a Gennaio 2018 di L.A., con la presentazione di qualche altra punta di diamante.

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Antonio Cangiano

Antonio Cangiano

Antonio Cangiano: nasce a Torre Del Greco il 7 giugno 1991, comincia l’approccio allo strumento all’età di 17 anni per poi cominciare lo studio del suddetto pochi anni dopo. Discreta la sua esperienza live, ha militato come chitarrista in diversi gruppi cercando di variare quanto più possibile genere, piccole esperienze in studio gli hanno permesso di avere una discreta formazione nella registrazione e nel settaggio delle strumentazioni, utilizzando il bagaglio di esperienza acquisite sia in studio che live. Attualmente la sua competenza nell’ effettistica e nel routing gli hanno permesso di costruirsi un Rig pronto per molte esigenze, il suo compito nella redazione è la cura della rubrica Made in Italy e il rapporto con le aziende e gli artisti.

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